Paky Cassano Photography
BLOG · 2026-10-18

Castel del Monte e la Luna ad Andria: scatti in Puglia

La Luna a Castel del Monte, Andria, in Puglia: gli scatti del fotografo Paky Cassano, pianificati con Astro Scout e pubblicati sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Castel del Monte e la Luna ad Andria: scatti in Puglia

La cosa che temevo, quella sera, era che le nuvole arrivassero prima di lei.

Castel del Monte era lì, illuminato, con il suo profilo netto sopra gli alberi. La Luna si avvicinava alle torri e il cielo continuava a cambiare. Guardavo quel poco spazio tra la falce e la pietra, sapendo che avrei potuto preparare ogni cosa e perdere comunque il momento.

Le fotografie del 16 ottobre 2026 a Castel del Monte, nel territorio di Andria, in Puglia, nascono da questa attesa. Dal desiderio di tenere insieme due presenze a cui torno spesso: il paesaggio della mia terra e la Luna.

Tornare a guardare un luogo che conosci

Ci sono luoghi della Puglia che riconosci subito, anche da molto lontano. Castel del Monte è uno di questi. Basta la sua sagoma a farti capire dove sei. Per me, però, fotografarlo significa cercare qualcosa oltre la sua immagine più familiare: una luce diversa, una relazione con il cielo, un istante che mi faccia fermare di nuovo a guardarlo.

È questo che amo del fotografare il territorio in cui vivo. Un luogo conosciuto può ancora sorprendermi. Posso averlo osservato tante volte e ritrovarmi, davanti alla stessa pietra, con un’immagine che non avevo mai visto.

Quella sera volevo che il castello conservasse il suo carattere e che la Luna gli passasse accanto, abbastanza vicina nell’inquadratura da farci soffermare sul rapporto tra le sue curve e le linee delle torri.

La falce di Luna vicina al profilo di Castel del Monte, tra le nuvole. Fotografia del 16 ottobre 2026 · Paky Cassano.
La falce di Luna vicina al profilo di Castel del Monte, tra le nuvole. Fotografia del 16 ottobre 2026 · Paky Cassano.

Prima dell’attesa, la pianificazione con Astro Scout

Per essere nel punto giusto ho lavorato alla pianificazione con Astro Scout. Ho studiato la posizione della fotocamera rispetto al castello e simulato il passaggio della Luna nell’inquadratura. Volevo capire dove il suo percorso avrebbe incontrato il profilo del monumento e quanto spazio avrei avuto intorno.

Nella schermata che condivido qui, lo studio è impostato su un sensore full frame, una focale di 600 mm e una distanza dal soggetto di circa 3,8 km. Sono indicazioni della simulazione: aiutano a comprendere come è stata cercata la composizione, senza confondere la previsione con ciò che sarebbe accaduto davvero sul posto.

La schermata mostra il 14 ottobre 2026. Le fotografie di questo racconto sono invece del 16 ottobre: sono due momenti distinti, lo studio dell’inquadratura e la serata degli scatti.

Astro Scout mi ha aiutato a dare una posizione concreta a un’idea. Poi restava il cielo. Le nuvole non avrebbero seguito il mio progetto, e nemmeno la luce sul castello si sarebbe adattata alle esigenze della fotocamera.

Pianificazione in Astro Scout: simulazione del 14 ottobre 2026, full frame e 600 mm, distanza indicativa di 3,8 km. Questa è una previsione, distinta dalle fotografie realizzate il 16 ottobre.
Pianificazione in Astro Scout: simulazione del 14 ottobre 2026, full frame e 600 mm, distanza indicativa di 3,8 km. Questa è una previsione, distinta dalle fotografie realizzate il 16 ottobre.

Il cielo continuava a cambiare

Le nuvole mi preoccupavano. Potevano nascondere la Luna proprio nel tratto che avevo aspettato. Seguivo il loro movimento e cercavo di capire quanto della scena sarebbe rimasto visibile.

Riguardando le immagini, sono diventate una parte del racconto. In una fotografia passano sotto il disco lunare, in un’altra accompagnano il castello quasi alla quota delle torri. Il loro bordo prende luce, mentre il resto rimane scuro. Non avrei potuto chiedere al cielo di disegnare esattamente quelle forme.

Ho fotografato più momenti dello stesso passaggio. La Luna accanto al monumento, la falce che sembra sfiorarne il profilo, il disco parzialmente nascosto dalla pietra: ogni immagine conserva una relazione diversa. Sono fotografie separate, ciascuna realizzata con una singola esposizione.

Quella luce nella parte in ombra

Una delle cose che mi colpisce di queste fotografie è la possibilità di riconoscere anche il resto del disco lunare. La falce è molto luminosa; accanto, la parte in ombra affiora appena dal cielo.

È la luce cinerea: luce solare riflessa dalla Terra che raggiunge la porzione della Luna non illuminata direttamente dal Sole. Una presenza debole, che nelle fotografie permette di intuire la forma intera del nostro satellite. Per chi desidera approfondire, la NASA spiega il fenomeno dell’earthshine.

Nell’immagine in cui la Luna passa dietro il castello, il bordo delle torri interrompe quel disco. È un dettaglio che continuo a osservare: la pietra vicina e un corpo celeste lontanissimo, riuniti per qualche istante dalla posizione da cui li sto fotografando.

Il disco lunare parzialmente nascosto dalle torri, con la parte in ombra debolmente visibile. Fotografia del 16 ottobre 2026 · Paky Cassano.
Il disco lunare parzialmente nascosto dalle torri, con la parte in ombra debolmente visibile. Fotografia del 16 ottobre 2026 · Paky Cassano.

Perché la Luna appare così grande

La Luna non era diventata più grande. A cambiare è il rapporto con il castello nell’inquadratura. Allontanandosi dal monumento, la sua dimensione apparente diminuisce, mentre quella della Luna resta sostanzialmente invariata. Da un punto di osservazione adatto, le due figure possono così assumere proporzioni molto diverse da quelle che vedremmo vicino all’edificio.

Il teleobiettivo permette di inquadrare una porzione stretta di quella scena. È soprattutto la distanza di ripresa a determinare il rapporto prospettico: aumentare la focale, restando nello stesso punto, ingrandirebbe entrambi i soggetti senza cambiarne le proporzioni reciproche.

Dietro una fotografia come questa ci sono quindi una posizione, una direzione e un momento da far coincidere. La sensazione che la Luna tocchi il castello nasce da un allineamento reale lungo la linea di osservazione.

Come ho realizzato gli scatti

Ho utilizzato una Sony α7 IV con obiettivo Sony FE 200–600 mm e un treppiede Vanguard. La stabilità è importante quando si lavora con focali lunghe e si osserva una scena in cui anche un piccolo movimento cambia il rapporto tra Luna e monumento.

Ogni fotografia pubblicata qui proviene da una sola esposizione. Non sono immagini HDR, non sono fotomontaggi e non contengono elementi generati con intelligenza artificiale. La Luna non è stata aggiunta, spostata o ingrandita separatamente rispetto al castello.

Anche il contrasto tra la falce luminosa, il cielo e la pietra appartiene alla difficoltà dello scatto. Una singola esposizione impone delle scelte: non tutte le parti della scena hanno la stessa luminosità, e non tutti i dettagli possono avere lo stesso peso. Per me conta conservare il senso di ciò che stavo guardando.

Gli scatti sulla Gazzetta del Mezzogiorno e su Borderline24

Dopo quella sera, le immagini hanno trovato spazio anche su Borderline24 e sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Mi fa piacere pensare che abbiano portato qualcuno a fermarsi davanti a un luogo della nostra terra, magari già conosciuto, e a guardarlo ancora.

Leggi il racconto su Borderline24

Guarda la pubblicazione sulla Gazzetta del Mezzogiorno

Riguardo queste fotografie e torno soprattutto a quel tratto di cielo, alle nuvole che lasciavano intravedere la Luna e al castello fermo sotto di lei. È una delle ragioni per cui continuo a uscire con la fotocamera: poter riconoscere la mia terra e, nello stesso momento, scoprirla diversa.

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